AURELIO FIERRO
 

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Maestro Aurelio Fierro

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Aurelio mostra, sin da piccolo, di possedere buone doti canore. Trasferitosi a Napoli, si laurea in ingegneria meccanica ma continua ad esibirsi, per diletto, nei classici della canzone napoletana. Il suo debutto risale al 1951, quando vince un concorso di Voci Nuove, classificandosi primo su seicento concorrenti; questo gli consentì di firmare un contratto con la Durium, con cui avrebbe poi inciso una serie di canzoni in lingua napoletana e in lingua italiana. Nel 1952 vince con il brano "Rose, poveri rrose!" il primo Festival di Castellammare di Stabia. Questo lo spinge a lasciare la professione di ingegnere per potersi dedicare unicamente alla musica. Il suo primo grande successo fu "Scapricciatiello". In seguito venne la celebre "Lazzarella", scritta da Domenico Modugno, che divenne anche un successo cinematografico. Si impone come nuovo re della canzone napoletana cosiddetta "smargiassa", cioè allegra e scanzonata, capace di dare intonazioni umoristiche anche a composizioni tutt’altro che liete. È questo un periodo di incontrastato successo, anche all’estero, dove compie numerose tournées. Da "Lazzarella" a "Destinazione Sanremo", interpreta poi, diversi film musicali, ma anche commedie spensierate o ingenui melodrammi, in cui appare in ruoli di fianco (in Caporale di giornata, 1958, di C.L. Bragaglia, lancia la canzone "Calipso ninna nanna"). Dagli anni Settanta decide di abbandonare la carriera di cantante professionista per dedicarsi alla politica e allo studio del dialetto napoletano senza, tuttavia, rinunciare ad esibirsi occasionalmente. Nel 1996 viene chiamato di nuovo sul set cinematografico dal regista Maurizio Nichetti, che gli fa interpretare, nel film "Luna e l’altra", il ruolo del padre della protagonista. L’apparizione risulta talmente efficace che sembra potergli aprire una nuova carriera come caratterista. Fierro ha partecipato a quattro edizioni del Festival della canzone italiana di Sanremo: nel 1958 con "Timida Serenata", nel 1959 con "Lì per lì", nel 1961 con "Tu con me" e nel 1962 con "Cipria di Sole". Naturalmente partecipò anche a diverse edizioni del Festival della Canzone Napoletana vincendo nel 1956 con "Guaglione", nel 1958 con "Vurria", nel 1961 con "Tu si’ ‘a malincunia", nel 1965 con "Serenata all’acqua ‘e mare" e nel 1969 con "Preghiera a ‘na mamma". Il suo celebre motivo "Guaglione" è stato tradotto in diverse lingue, anche grazie alle numerose tournée che il cantante compì in USA e Canada a beneficio delle numerose colonie di immigrati italiani alla fine degli anni Cinquanta. Questa canzone lo rese molto popolare anche nei paesi dell’Europa dell’Est e in Giappone. Uno dei suoi ultimi successi, famosissimo anche all’estero, sempre presentato a un Festival di Napoli in coppia con Giorgio Gaber, è: "’A Pizza". È stato anche discografico, fondando e dirigendo la casa discografica King. A Napoli aprì un fortunato ristorante, "’A Canzuncella", attualmente gestito dalla moglie Marisa e dai figli Fabrizio e Flavio che, soprattutto il sabato sera, si riempie di clienti in occasione dei "dinner show". Studioso della cultura e delle tradizioni napoletane, sempre a Napoli avrebbe voluto fondare un Museo della Canzone Napoletana con annesso piccolo teatro per i turisti, ma il progetto non andò in porto. Riuscì invece a pubblicare una "Grammatica della Lingua Napoletana" e, per la Rusconi Editore, un libro di Fiabe e Leggende napoletane. Per tutti gli anni anni ’90 fu impegnato nella stesura di una Enciclopedia storica della canzone in quattro volumi, che non riuscì tuttavia a dare alle stampe. Nel giorno del Trigesimo, la moglie Marisa gli scrive queste parole piene d’amore: "...mi piace ricordare la tua genuina commozione quando parlavi del tuo paese "Montella", legato ai tuoi ricordi di infanzia e soprattutto ai tuoi cari scomparsi. Hai saputo vivere il tuo successo, la tua gloria con profonda umiltà con spirito cristiano e solevi ripetere che S.Agostino diceva: "chi canta prega due volte" e noi cantiamo e preghiamo insieme a te per un mondo migliore." Questa poesia, che la moglie Marisa ha concesso in anteprima e non ancora pubblicata, è stata scritta da Aurelio nel giorno del suo ottantesimo compleanno.


(Montella 13/09/1923 - Napoli 11/03/2005)